Dove praticare il birdwatching nella zona del Beigua

Nell'area vasta del Beigua, la vicinanza dell’Appennino al mare, con la conseguente forte compressione dei piani altitudinali avvicina gli uccelli tipici degli habitat mediterranei a quelli legati ad ambienti d’alta quota, una caratteristica riscontrabile anche nell’ambito della flora e nella vegetazione. Ciò ha per conseguenza non solo un elevato numero di specie nidificanti, oltre 80, ma anche la possibilità di effettuare osservazioni di grande interesse qualitativo: è capitato ad esempio da una stessa postazione molto panoramica, di poter avvistare nel pomeriggio di una stessa giornata uccelli montani o tipici di habitat forestali come l’Astore, insieme a stormi di berte minori osservate nel braccio di mare vicino alla costa. Il territorio individuato dalla ZPS “Beigua-Turchino”, che ha estensioni più ampie e a maggior diversità ambientale, arriva addirittura ad includere siti con nidificanti rari e localizzati come la Bigia grossa oppure anche occasionali in Liguria.

Inoltre sono state rilevate anche 75 specie di uccelli svernanti, presenti cioé in una fase fenologica compresa tra la metà di novembre e quella di febbraio.


1) Località Agueta e Curlo
: l’area, caratterizzata da coltivi termofili e boscaglie termo-mesofile, ospita tra le specie nidificanti il Succiacapre, la Sterpazzolina, la Magnanina e lo Zigolo nero. Fra i migratori, sono osservabili praticamente tutte le specie di Passeriformi e gruppi ecologicamente affini (rondoni, gruccioni, colombacci, ecc.) che transitano o fanno scalo nella zona in primavera; è utile anche per comprendere le modalità del passaggio, in base ai venti dominanti e alla copertura nuvolosa, prima di proseguire. Continuando sulla strada asfaltata per 300 metri si arriva al serbatoio del Curlo, situato in notevole postazione panoramica verso sud e ovest. Esiste un’area attrezzata per il pic-nic a fianco della strada: la collina del Curlo (Cima Goetta) è abituale luogo di ritrovo per birdwatcher di mezza Italia soprattutto a marzo, durante la migrazione primaverile del Biancone.

 

2) Valli dei torrenti Lissolo-Lerone: sono un crocevia per gli uccelli migratori che seguono rotte diverse a seconda delle locali condizioni di vento prevalente, rappresentando un sito di importanza nazionale per l’avifauna migratoria. Lungo il crinale che la divide dalla Val Lerone si trovano i principali punti di avvistamento. Restando sulla strada sterrata che conduce al Centro Ornitologico e di Educazione ambientale di Case Vaccà o imboccando il sentiero FIE (“doppio cerchio rosso pieno”), si procede inizialmente sul versante idrografico sinistro. L’habitat attraversa pinete degradate e lembi di macchia bassa, con saltimpali, magnanine, sterpazzoline, cince dal ciuffo, zigoli muciatti. Si supera la sbarra che porta al Centro Ornitologico e a un’ex casa forestale (località Vaccà), circondate da una fitta boscaglia, che attira in aprile e maggio passeriformi in sosta migratoria. Il poggio che si trova ad ovest delle case forestali (Bric Cravieu, 499 m), si caratterizza per le  eccellenti condizioni climatiche ed è quindi utilizzato da varie specie insettivore per le loro soste. La strada, che compie diversi tornanti, è da qui in avanti prevalentemente panoramica e offre ottime opportunità per scorgere i rapaci migratori: ci si trova infatti in un’area centrale per le loro rotte ed è per questa ragione che l’Ente Parco vi ha installato un’altana in legno.

Anche svoltando a destra, subito dopo la sbarra, verso la località Sexia e Scarpeggin, come segnalato da pannelli didattici apposti dall’Ente Parco, si perviene a interessanti postazioni d’avvistamento, con possibilità di avvistare la Pernice rossa e il Passero solitario.

Il percorso ad anello attorno al Centro Ornitologico è stato attrezzato con pannelli che illustrano l’avifauna dei vari ambienti presenti. Naturalmente per tutti questi siti vale la regola che le rotte e quindi l’altezza, la distanza e la direzione stessa, in parte, dei migratori sono condizionate dall’altezza della copertura nuvolosa, dalla forza e dalla direzione del vento.

 

3) Passo della Gava: volendo proseguire lungo la strada sterrata per circa un’ora a piedi oltre la sbarra si perviene al Passo della Gava (m 752 s.l.m.), valico molto ben visibile a distanza dal Levante savonese. Si domina, sulla sinistra, la notevole Val Lerone, ma ci si allontana progressivamente dalla zona collinare e submontana che comprende molti dei migliori punti d’osservazione; la valle tende a restringersi e quindi a chiudersi, con effetti anche sulle possibilità di avvistamento, tranne che nelle giornate di tempo sereno quando il fronte migratorio è ampio. Si attraversano luoghi di nidificazione adatti alla Pernice rossa, nonché vaste zone detritiche frequentate d’inverno dal Sordone e dal Picchio muraiolo. Nidificanti regolari Codirossone e Calandro, occasionali Culbianco, Strillozzo e Ortolano.

 

4) Alti versanti della valle del torrente Cerusa: comprende vaste superfici di territorio montuoso dell’Appennino ligure occidentale lungo il confine tra le province di Genova e Savona. E’ un’area molto aspra e selvaggia, priva di infrastrutture e a densità abitativa nulla e attraversata dallo spartiacque appenninico principale, che determina una netta diversità morfologica e ambientale: dal versante marino si osservano forti dislivelli, ove prevalgono magre praterie rocciose, accumuli di pietre e sfatticci inframmezzati da bassi arbusteti ad Erica sp.; dal lato del versante padano, dominato dal Monte Dente (1107 m), i rilievi, più dolci e arrotondati, sono occupati da ecotoni montani con corileti e da pregevoli boscaglie a prevalenza di faggio e di latifoglie orofile.

Dal punto di vista avifaunistico, in questa zona già Oasi faunistica provinciale gestita dalla LIPU dal 1997 al 2003, è degna di nota la popolazione di Codirossone; nei vari habitat reperibili nidificano, inoltre, il Calandro, il Merlo acquaiolo, il Tordo bottaccio, la Magnanina, il Luì bianco, il Ciuffolotto, il Fanello, lo Zigolo muciatto, il Corvo imperiale.

Presenti vari rapaci diurni, soprattutto migratori, che in primavera attraversano maggiormente il settore meridionale, tra il Passo della Gava e il M. Reixa, ma anche nidificanti. La Valle del torrente Cerusa, è percorsa in autunno da flussi migratori di piccoli Passeriformi, che la risalgono per superare la linea di spartiacque. Sempre in questa stagione è da segnalare la regolarità delle soste del Piviere tortolino in migrazione post-riproduttiva sulla dorsale arrotondata che va dal Passo del Faiallo al Monte Beigua a quote comprese tra i 1000 e i 1250 metri.

 

 

5.      La Foresta ‘Deiva’

La Foresta Regionale ‘Deiva’ è un’area boschiva di notevole pregio per l’avifauna delle foreste tra cui varie specie di cince (cincia dal ciuffo, cincia mora), oltre che per rapaci notturni e picchi.  Con un’alternanza di zone in cui vegetano estesi boschi di caducifoglie e di altre a netta prevalenza di aghifoglie, infatti, rappresenta un luogo particolarmente indisturbato per gli uccelli nidificanti, con buona parte delle specie boschive più comuni e rappresentative della Liguria. La vicinanza di corsi d’acqua consente l’osservazione del Martin pescatore e del Merlo acquaiolo.

(testi di Luca Baghino, tratti dalla pubblicazione Guida al birdwatching nel Parco del Beigua e nella ZPS "Beigua-Turchino", Parco del Beigua-LIPU-Regione Liguria, Savona, 2005)